Perché il processo a Salvini è un boomerang

    FILIPPO MONTEFORTE via Getty Images

    Un prevedibile grave errore votare si al procedimento contro Salvini per il caso della nave Gregoretti. Rischia l’effetto boomerang trasferendosi sulle piazze, dove Salvini è in vantaggio.

    L’effetto “martire” (e aggiungerei “martire patriottico”) avrà potenzialmente un effetto devastante sulla maggioranza.

    Tale è il risultato di una crescita esponenziale della polemica pubblica sulla giustizia che da circa vent’anni ci dilania. Tra ‘terza camera’, TV, media e social media, i processi sono diventati uno spettacolo, complice la morbosità del pubblico.

    Da questo è disceso un ruolo dei magistrati lontano da quello immaginato dai padri costituenti: giudici sotto i fuochi delle telecamere, costretti a tener presente l’impatto mediatico delle loro decisioni, quasi trascinati dalla corrente del momento. Difficile resistere.

    In nome della finzione di trasparenza, tutto il sistema di giustizia è divenuto un teatro delle ombre, delle vanità e delle false impressioni. La vittima più illustre è stata la verità, anche quella giudiziaria, considerata ormai alla stregua di una scelta politica. Nulla di oggettivo, tutto legato alla percezione del momento e della realtà. Tutto divorato dal presentismo imperante. Perdendosi questo, si è perso il rispetto per la giustizia.

    I numerosi “corvi” che immancabilmente fanno uscire dichiarazioni e registrazioni di inchieste in realtà secretate, hanno fatto crollare nel pubblico ogni fiducia nel sistema e nella sua imparzialità. Molti -da ogni parte- ne hanno approfittato; molti altri ne sono stati vittime.

    Fino al punto che che un certo populismo nostrano ha compiuto l’ultimo passo: invocare la giustizia popolare, quella delle piazze. Un po’ giustizia al modo delle Brigate Rosse, un po’ giustizia sui social.

    Salvini l’ha ben capito e ora lo userà pro domo sua. Non gli importa ciò che avverrà in aula, tanto essa è già screditata. Gli importa solo cosa accadrà in piazza. Scalderà gli animi, forzerà sul messaggio “siete tutti in pericolo”, assemblerà attorno a sé un popolo confuso e impaurito. Sarà acclamato come il patriota che difende le frontiere anche se ciò è un falso conclamato. Screditerà ancor più giudici e procuratori, assieme alle leggi e regole che dovrebbero reggere la vita comune degli italiani. Se ne riderà della Costituzione.

    In tale corsa agli inferi non c’è differenza tra giustizialisti e garantisti: entrambi sono stati presi in trappola dall’aver ideologizzato la giustizia. Vedi il dibattito sulla prescrizione.

    E alla fine di questo percorso -Salvini lo sa bene- c’è solo una cosa: Orban e la democratura.

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