Borse deboli, “crescita zero” in Germania. La Fed stringe le iniezioni di liquidità sul mercato


MILANO –  Giornata in ordine sparso per le Borse mondiali mentre gli investitori tentano di digerire i nuovi numeri provenienti dalla Cina sul coronavirus, con i casi in aumento ben oltre quota 60 mila dopo il cambio di metodologia dei conteggi stabilito dalle autorità cinesi. Nuovi segnali di incertezza arrivano intanto dalla Germania, dove il Pil non si è mosso nel quarto trimestre dell’anno. Sulla sponda italiana, dopo i timori espressi ieri dalla Corte dei Conti, anche il Centro Studi di Confindustria mette in guardia sulle possibili ricadute per l’economia della diffusione dell’epidemia.

I listini asiatici hanno trattato in ordine sparso mentre l’Europa ha terminato gli scambi in calo: a Milano, il Ftse Mib scende dello 0,1% con Unipol in evidenza dopo i conti e l’aumento della cedola. Miste le altre: Francoforte sale dello 0,01%, Parigi scivola dello 0,39% mentre Londra arretra dello 0,58 per cento. Tiene invece Wall Street: alla chiusura delle Borse europee il Dow Jones è poco sopra la parità, il Nasdaq lo 0,26%.

Oltre all’epidemia, i mercati tengono un occhio sulla Federal Reserve: la Banca centrale Usa ha annunciato che accelererà il taglio degli interventi sul mercato attraverso le sue iniezioni di liquidità a breve termine. Una presenza, quella della Fed, che si è resa necessaria quando – a metà settembre scorso – i tassi del mercato repo hanno superato il 10%. A partire da oggi, il limite di denaro che presterà nelle aste quotidiane scenderà da 120 a 100 miliardi e limiterà anche le operazioni bi-settimanali scendendo da 30 a 25 miliardi offerti, poi di nuovo a 20 a partire dal 3 marzo. Per quanto preparati, gli analisti hanno trovato la correzione della politica più energica di quel che ci si poteva attendere, come ha rimarcato il Ft. Il governatore Powell ha spiegato pochi giorni fa al Congresso che le riserve delle banche torneranno a un livello sufficientemente buono da evitare il ripetersi degli eventi di settembre, che hanno portato la Fed a riattivare di fatto il Qe con acquisti di 60 miliardi di dollari di T-bills a breve al mese sul mercato secondario: misura, quest’ultima, confermata. Un passo che ha riportato il bilancio della Fed, che si stava ‘normalizzando’ dall’autunno del 2017, di nuovo a crescere. Ad oggi, presso la Banca centrale ci sono 1.580 miliardi di dollari di riserve delle banche, in crescita dai 1.300 di settembre.

Questa mattina, Tokyo (-0,59%) ha archiviato la seduta in calo. Sul fronte valutario lo yen si è apprezzato con il dollaro a 109,70, e a 118,90 nei confronti dell’euro. In positivo Shanghai (+0,33%), Shenzhen (+0,42%), Hong Kong (+0,36%) e Seul (+0,48%) mentre è in rosso Mumbai (-0,10%).

L’agenda macro europea ruota intorno al Pil della Germania prima e dell’Eurozona poi. L’economia tedesca non dà segnali incoraggianti, all’indomani di previsioni Ue improntate alla cautela. Il Pil di Berlino, nel quarto trimestre, ha segnato una variazione pari a zero rispetto al trimestre precedente. Secondo l’ufficio statistico Destatis, i dati destagionalizzati mostrano invece una crescita dello 0,4% su anno. Il confronto trimestrale è inferiore alle attese, che puntavano ad un +0,1 per cento. Rivisto a +0,2%, da +0,1%, tuttavia, il dato del terzo trimestre. In rallentamento anche il PIl dell’Eurozona, secondo i dati diffusi da Eurostat. La crescita nel quarto trimestre è appena dello 0,1%, mentre nel trimestre precedente il Pil era salito di 0,3%. Negli Usa, infine, si segnala il +0,3% delle vendite al dettaglio di gennaio, in linea con le attese.

Prevale la scarsa propensione al rischio sui mercati valutari per la paura del coronavirus. La moneta europea passa di mano a 1,0850 dollari dopo essere sceso fino a 1,0826, ai minimi da maggio 2017 . Cala il dollaro/yen a 109,75. In Cina sul mercato onshore lo yuan scivola a 6,9818 sul dollaro e sul mercato offshore cala a 6,9853. Risale sopra 132 punti base lo spread tra Btp e Bund tedeschi, complici anche le tensioni scoppiate all’interno della Maggioranza di governo: il rendimento del decennale italiano si porta allo 0,91 per cento.

Tra le materie prime, il prezzo del petrolio  si appresta a chiudere positivamente l’ottava, sulla scia dell’aspettativa di un taglio della produzione da parte dei Paesi dell’Opec+. I future sul Wti avanzano di 64 cent a 52,06dollari e quelli sul Brent crescono di 77 cent a 57,11 dollari al barile.

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